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Professioni

Arbitro

Giudice di gara, Direttore di gara

L’ARBITRO è colui che dirige una competizione sportiva, occupandosi di garantire il regolare svolgimento della stessa, attraverso l’applicazione dei regolamenti della disciplina sportiva. L’arbitro rileva e sanziona le infrazioni alle regole di gioco, verifica la regolarità di impianti, campi da gioco e attrezzature, ammette o esclude gli atleti dalla competizione, esamina i reclami o le contestazioni sollevate dalle parti in gioco, e convalida il risultato, proclamando il vincitore. L’ARBITRO si avvale frequentemente della collaborazione di assistenti arbitrali, che si occupano di controllare l’applicazione di regole specifiche (come è il caso del guardalinee nel calcio).

Il contenuto più puntuale delle mansioni dell’ARBITRO varia in base ai regolamenti delle singole discipline sportive.

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Figure di prossimità

Quali norme regolano la professione

Il percorso per diventare ARBITRO è disciplinato dalle singole federazioni sportive. Implica generalmente la frequenza di un corso di formazione organizzato dalla federazione e il superamento di un esame/test abilitante, con conseguente rilascio del patentino. Sono generalmente richiesti inoltre determinati requisiti di età (minima e massima) e di buona condotta.

Livello EQF

V livello del Quadro Europeo delle Qualifiche, corrispondente al secondo ciclo di studi dell'obbligo.

Percorso formativo formale

L’accesso alla professione di arbitro è disciplinata in autonomia da ogni federazione sportiva. Spesso è richiesta la frequenza di un corso di formazione, organizzato dalla federazione, e il conseguente superamento di un esame abilitante. Talvolta è richiesto anche lo svolgimento di un tirocinio (costituito per es. da sei servizi arbitrali per la pallanuoto). Esistono inoltre limiti di età minima per essere ammessi ai corsi di formazione (per es. 16 anni per la pallavolo) e talvolta limiti di età massima (per es. 35 anni per il calcio). È frequentemente richiesto inoltre un certificato di idoneità sportiva (non agonistica) e il possesso di requisiti di buona condotta (per es. il fatto di non aver riportato condanne con sentenze definitive).

Possono esistere incompatibilità con la copertura di altri ruoli all’interno della federazione sportiva (un arbitro di calcio non può per es. essere tesserato contemporaneamente come calciatore/allenatore presso una società calcistica: al momento del conseguimento della qualifica di arbitro avviene la decadenza dalla funzione precedente).

Come si sviluppa la carriera?

Il percorso di carriera dell’arbitro, una volta abilitato, varia a seconda della disciplina, ma può passare attraverso gradi via via più importanti. La carriera dell’arbitro di calcio per es. inizia generalmente nella categoria dei Giovanissimi (13-14 anni) e finisce con la Serie A e il livello internazionale.

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